Luoghi, immagina e musica del trailer

Pietro Gerini e Giovanni del Biondo: il miracolo del Crocifisso
La tavola attribuita a Niccolò di Pietro Gerini, databile agli ultimi anni del XIV secolo, rappresenta il celebre episodio del perdono di San Giovanni Gualberto all’uccisore del fratello. Il santo, di fronte al Crocifisso, rinuncia alla vendetta e sceglie la misericordia; secondo la tradizione, Cristo avrebbe allora inclinato il capo in segno di approvazione.
La composizione di Gerini non nasce però autonomamente. Come rileva il Metropolitan Museum of Art, essa sembra derivare dalla scena dipinta da Giovanni del Biondo intorno al 1370 per un altare destinato a un ambiente vallombrosano e oggi conservato a Santa Croce a Firenze. Del Biondo aveva fissato gli elementi fondamentali della rappresentazione: il santo davanti al Crocifisso, l’assassino inginocchiato e la presenza dei compagni armati, che collegano l’episodio del perdono alla precedente scena di violenza. Gerini riprende questo modello, conservandone l’impianto narrativo e adattandolo a una composizione più verticale e monumentale.
Il rapporto tra le due opere è quindi particolarmente significativo: la tavola di Gerini testimonia la continuità di un’iconografia elaborata nell’ambiente fiorentino legato alla tradizione vallombrosana. La ripresa del modello di Del Biondo mostra come, nella Firenze del Trecento, l’immagine di San Giovanni Gualberto e del miracolo del Crocifisso fosse ormai riconoscibile attraverso una precisa struttura figurativa.
Al centro non è soltanto il miracolo, ma la scelta radicale di Giovanni: interrompere la spirale della vendetta attraverso il perdono. È proprio questa continuità tra Del Biondo e Gerini che rende la tavola una testimonianza preziosa della fortuna artistica e spirituale della figura di San Giovanni Gualberto.
Immagine: An Episode from the Life of Saint Giovanni Gualberto, attribuito a Niccolò di Pietro Gerini, ultimi anni del XIV secolo. Metropolitan Museum of Art, New York, inv. 58.135.
Fonte dell’immagine: The Metropolitan Museum of Art, Open Access.
Diritti: Public Domain. Il Metropolitan Museum of Art rende disponibili le immagini di opere in pubblico dominio per uso libero, commerciale e non commerciale, senza necessità di autorizzazione o pagamento.
Fonte e scheda dell’opera: The Metropolitan Museum of Art – An Episode from the Life of Saint Giovanni Gualberto

Giovanni del Biondo, Storie della vita di san Giovanni Gualberto, ca. 1370
Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce.
Nel pannello, in alto a sinistra, è raffigurato San Giovanni Gualberto e il miracolo del Crocifisso, episodio centrale nella tradizione della vita del santo e nella nascita della comunità vallombrosana.
Fotografia: Sailko, Wikimedia Commons, 2011.
Licenza della fotografia: CC BY-SA 3.0 (Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported).
La fotografia è riutilizzabile secondo i termini della licenza, con attribuzione dell’autore e indicazione della licenza.
Fonte: Wikimedia Commons – immagine originale e termini della licenza

Il Castello di Panzano, nel cuore del Chianti, è documentato almeno dall’XI secolo e costituisce il nucleo più antico dell’attuale borgo.
È stato scelto come location di alcune scene del trailer per la sua antichità e il suo fascino. Le riprese hanno avuto modo di utilizzare una particolare condizione di illuminazione, con il sole del mezzogiorno che per pochi minuti entra tra gli edifici, dando la netta impressione di una “via di luce”.
cliccando sull’immagine puoi vedere la ripresa completa
La sua origine è legata alla potente famiglia dei Firidolfi, signori di numerosi castelli del territorio chiantigiano.
Posto in posizione dominante sulla valle, il castello ebbe un ruolo strategico nelle contese medievali tra Firenze e Siena.

Abbazia di San Cassiano a Montescalari
Immersa nei boschi del Chianti, l’abbazia di San Cassiano a Montescalari conserva la memoria di un antico insediamento monastico risalente all’XI secolo.
Fondata lungo le vie che attraversavano questo territorio, divenne nel Medioevo un importante luogo di vita religiosa e di presidio del paesaggio. I monaci contribuirono alla trasformazione e alla cura delle terre circostanti, in un rapporto profondo tra comunità, agricoltura e ambiente.
La posizione appartata, tra boschi e antichi percorsi, restituisce ancora oggi l’atmosfera di quel mondo medievale, pienamente espressa dall’antichità della struttura oggi visibile. Il trailer cerca di trasmettere quanto più possibile il senso di antichità espresso dal luogo.

Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo
L’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo, la Badia a Settimo, ha origini che risalgono almeno al X secolo.
Nel secolo successivo i conti Cadolingi vi insediarono i monaci benedettini, dando vita a una comunità destinata a segnare profondamente il territorio.
Nei secoli successivi l’abbazia divenne un importante centro religioso, economico e culturale della valle dell’Arno.
La sua storia è infatti inseparabile dal fiume, che ne favorì la ricchezza attraverso i traffici e il trasporto di merci e materiali verso Firenze.
Ma le piene dell’Arno furono anche causa di devastazioni e ricostruzioni che più volte modificarono il complesso.
I monaci lavorarono e trasformarono i terreni circostanti, sviluppando un sistema agricolo strettamente legato alla presenza del fiume.
Particolarmente importante fu l’opera di bonifica e risanamento promossa dai Cistercensi, che contribuì a modellare il paesaggio della pianura.
Ancora oggi i terreni agricoli tra l’abbazia e l’Arno conservano l’impronta di questa millenaria relazione tra monastero, acqua e territorio. Il trailer cerca di dare una percezione del rapporto tra abbazia e mondo agricolo circostante.
L’abbazia non è dunque un monumento isolato, ma il centro di un paesaggio costruito nei secoli dal lavoro dei monaci e dalle dinamiche dell’Arno.
È proprio questa straordinaria continuità fra abbazia, fiume, agricoltura e trasformazione del territorio a rendere Badia a Settimo una testimonianza unica della storia della valle fiorentina

Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono
Nel cuore dei boschi del Chianti sorge l’antica Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono, fondata nell’XI secolo e affidata ai monaci vallombrosani.
La sua architettura romanica emerge con sorprendente imponenza dal paesaggio, dominando una radura circondata da fitte foreste.
La possente torre campanaria, iniziata nel XII secolo, conferisce al complesso un carattere quasi fortificato.
La chiesa, con la pianta a croce latina, il transetto e l’abside, conserva ancora importanti elementi della costruzione medievale.
Per secoli l’abbazia fu un centro religioso, economico e culturale di grande rilievo nel territorio del Chianti.
I monaci non si limitarono alla vita spirituale, ma coltivarono le terre e valorizzarono le risorse naturali del territorio.
Attorno alla badia si sviluppò così un paesaggio agricolo e forestale modellato nel corso dei secoli dalla presenza monastica.
Gli stessi boschi che oggi avvolgono il complesso conservano la memoria delle opere di rimboschimento avviate dai monaci.
Coltibuono appare ancora oggi come un luogo in cui la pietra dell’architettura medievale e la profondità della foresta si incontrano.
È questa straordinaria fusione fra monastero, natura e paesaggio a rendere l’antica abbazia una delle immagini più suggestive del Chianti medievale.

La scelta della musica
Per il trailer è stata scelta la Sinfonia n. 38 in re maggiore K. 504 “Praga” di Wolfgang Amadeus Mozart.
La scelta può apparire insolita per un racconto ambientato nell’XI secolo, ma non intende ricreare musicalmente l’epoca medievale.
L’inizio della Sinfonia presenta un carattere solenne e intenso, che crea un’atmosfera di attesa e di tensione. La musica cresce progressivamente, passando dall’inquietudine iniziale a un ritmo più energico e luminoso.
Questa evoluzione si accorda con il percorso proposto dal trailer: dalla violenza al perdono, dall’esperienza di Giovanni Gualberto alla nascita del movimento vallombrosano, fino al rapporto con la natura, il territorio e l’arte.
La Sinfonia fu composta da Mozart a Vienna nel dicembre 1786 e fu eseguita per la prima volta a Praga nel gennaio 1787. Da questa esecuzione deriva il nome con cui è oggi conosciuta.
La musica di Mozart diventa così una scelta volutamente non legata all’epoca narrata: un linguaggio universale capace di accompagnare una vicenda medievale e di sottolinearne il significato ancora attuale.
