Un grande grazie a tutti i presenti, alla Presidente di Gadarte Margherita Oggiana per l’ospitalità, al Presidente di Pro Natura Firenze Gianni Marucelli per la presentazione e a Enrico Guerrini per i suoi inimitabili disegni.


































Un viaggio nell’XI secolo tra Firenze, Vallombrosa, abbazie e cammini della Toscana

E’ uscito L’alba di Fiorenza – alla ricerca di San Giovanni Gualberto di Gabriele Antonacci, con il contributo di Gianfranco Scialabba, Angelo Pontecorboli Editore, 2026
Un viaggio nell’XI secolo, nella Fiorenza attraversata da violenza e corruzione sulle tracce di San Giovanni Gualberto: dal gesto del perdono che cambia la sua vita alla nascita della comunità vallombrosana e alla nuova consapevolezza morale della comunità di Fiorenza.

Storia, luoghi e immagini
Fiorenza, Vallombrosa, Passignano, Badia a Settimo e altri luoghi della storia vallombrosana diventano le tappe di un racconto che unisce storia, arte, natura e territorio.
Il libro propone anche una riflessione sulla forza di una scelta non violenta di fronte alla violenza e alla corruzione del proprio tempo.
Guarda il trailer
Un viaggio per immagini nella storia raccontata da L’Alba di Fiorenza










Dalla Fiorenza dell’XI secolo alle abbazie vallombrosane
Le pagine dell’Alba di Fiorenza seguono nei secoli l’evoluzione delle abbazie vallombrosane, destinate a lasciare una traccia profonda nella storia e nel paesaggio della Toscana.
Un percorso che continua


Alla storia narrata nel libro si affianca un cammino attraverso i luoghi legati alla vicenda di San Giovanni Gualberto. Un itinerario attraverso le colline fiorentine e il territorio toscano, alla scoperta di antiche strade, abbazie, borghi e paesaggi che conservano la memoria della presenza vallombrosana.
Il Cammino di San Giovanni Gualberto permette così di trasformare la lettura in un’esperienza sul territorio, seguendo le tracce di una storia iniziata quasi mille anni fa.
Luoghi, immagini e musica del trailer

Pietro Gerini e Giovanni del Biondo: il miracolo del Crocifisso
La tavola attribuita a Niccolò di Pietro Gerini, databile agli ultimi anni del XIV secolo, rappresenta il celebre episodio del perdono di rappresenta il celebre episodio in cui San Giovanni Gualberto perdona l’uccisore del fratello. Il santo, di fronte al Crocifisso, rinuncia alla vendetta e sceglie la misericordia; secondo la tradizione, Cristo avrebbe allora inclinato il capo in segno di approvazione.
La composizione di Gerini non nasce però autonomamente. Come rileva il Metropolitan Museum of Art, essa sembra derivare dalla scena dipinta da Giovanni del Biondo intorno al 1370 per un altare destinato a un ambiente vallombrosano e oggi conservato a Santa Croce a Firenze. Del Biondo aveva fissato gli elementi fondamentali della rappresentazione: il santo davanti al Crocifisso, l’assassino inginocchiato e la presenza dei compagni armati, che collegano l’episodio del perdono alla precedente scena di violenza. Gerini riprende questo modello, conservandone l’impianto narrativo e adattandolo a una composizione più verticale e monumentale.
Il rapporto tra le due opere è quindi particolarmente significativo: la tavola di Gerini testimonia la continuità di un’iconografia elaborata nell’ambiente fiorentino legato alla tradizione vallombrosana. La ripresa del modello di Del Biondo mostra come, nella Firenze del Trecento, l’immagine di San Giovanni Gualberto e del miracolo del Crocifisso fosse ormai riconoscibile attraverso una precisa struttura figurativa.
Al centro non è soltanto il miracolo, ma la scelta radicale di Giovanni: interrompere la spirale della vendetta attraverso il perdono. È proprio questa continuità tra Del Biondo e Gerini che rende la tavola una testimonianza preziosa della fortuna artistica e spirituale della figura di San Giovanni Gualberto.
Immagine: An Episode from the Life of Saint Giovanni Gualberto, attribuito a Niccolò di Pietro Gerini, ultimi anni del XIV secolo. Metropolitan Museum of Art, New York, inv. 58.135.
Fonte dell’immagine: The Metropolitan Museum of Art, Open Access.
Diritti: Public Domain. Il Metropolitan Museum of Art rende disponibili le immagini di opere in pubblico dominio per uso libero, commerciale e non commerciale, senza necessità di autorizzazione o pagamento.
Fonte e scheda dell’opera: The Metropolitan Museum of Art – An Episode from the Life of Saint Giovanni Gualberto

Giovanni del Biondo, Storie della vita di san Giovanni Gualberto, ca. 1370
Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce.
Nel pannello, in alto a sinistra, è raffigurato San Giovanni Gualberto e il miracolo del Crocifisso, episodio centrale nella tradizione della vita del santo e nella nascita della comunità vallombrosana.
Fotografia: Sailko, Wikimedia Commons, 2011.
Licenza della fotografia: CC BY-SA 3.0 (Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported).
La fotografia è riutilizzabile secondo i termini della licenza, con attribuzione dell’autore e indicazione della licenza.
Fonte: Wikimedia Commons – immagine originale e termini della licenza

Il Castello di Panzano, nel cuore del Chianti, è documentato almeno dall’XI secolo e costituisce il nucleo più antico dell’attuale borgo.
È stato scelto come location di alcune scene del trailer per la sua antichità e il suo fascino. Le riprese hanno avuto modo di utilizzare una particolare condizione di illuminazione, con il sole del mezzogiorno che per pochi minuti entra tra gli edifici, dando la netta impressione di una “via di luce”.
cliccando sull’immagine puoi vedere la ripresa completa
La sua origine è legata alla potente famiglia dei Firidolfi, signori di numerosi castelli del territorio chiantigiano.
Posto in posizione dominante sulla valle, il castello ebbe un ruolo strategico nelle contese medievali tra Firenze e Siena.

Abbazia di San Cassiano a Montescalari
Immersa nei boschi del Chianti, l’abbazia di San Cassiano a Montescalari conserva la memoria di un antico insediamento monastico risalente all’XI secolo.
Fondata lungo le vie che attraversavano questo territorio, divenne nel Medioevo un importante luogo di vita religiosa e di presidio del paesaggio. I monaci contribuirono alla trasformazione e alla cura delle terre circostanti, in un rapporto profondo tra comunità, agricoltura e ambiente.
La posizione appartata, tra boschi e antichi percorsi, restituisce ancora oggi l’atmosfera di quel mondo medievale, pienamente espressa dall’antichità della struttura oggi visibile. Il trailer cerca di trasmettere quanto più possibile il senso di antichità espresso dal luogo.

Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo
L’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo, la Badia a Settimo, ha origini che risalgono almeno al X secolo.
Nel secolo successivo i conti Cadolingi vi insediarono i monaci benedettini, dando vita a una comunità destinata a segnare profondamente il territorio.
Nei secoli successivi l’abbazia divenne un importante centro religioso, economico e culturale della valle dell’Arno.
La sua storia è infatti inseparabile dal fiume, che ne favorì la ricchezza attraverso i traffici e il trasporto di merci e materiali verso Firenze.
Ma le piene dell’Arno furono anche causa di devastazioni e ricostruzioni che più volte modificarono il complesso.
I monaci lavorarono e trasformarono i terreni circostanti, sviluppando un sistema agricolo strettamente legato alla presenza del fiume.
Particolarmente importante fu l’opera di bonifica e risanamento promossa dai Cistercensi, che contribuì a modellare il paesaggio della pianura.
Ancora oggi i terreni agricoli tra l’abbazia e l’Arno conservano l’impronta di questa millenaria relazione tra monastero, acqua e territorio. Il trailer cerca di dare una percezione del rapporto tra abbazia e mondo agricolo circostante.
L’abbazia non è dunque un monumento isolato, ma il centro di un paesaggio costruito nei secoli dal lavoro dei monaci e dalle dinamiche dell’Arno.
È proprio questa straordinaria continuità fra abbazia, fiume, agricoltura e trasformazione del territorio a rendere Badia a Settimo una testimonianza unica della storia della valle fiorentina

Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono
Nel cuore dei boschi del Chianti sorge l’antica Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono, fondata nell’XI secolo e affidata ai monaci vallombrosani.
La sua architettura romanica emerge con sorprendente imponenza dal paesaggio, dominando una radura circondata da fitte foreste.
La possente torre campanaria, iniziata nel XII secolo, conferisce al complesso un carattere quasi fortificato.
La chiesa, con la pianta a croce latina, il transetto e l’abside, conserva ancora importanti elementi della costruzione medievale.
Per secoli l’abbazia fu un centro religioso, economico e culturale di grande rilievo nel territorio del Chianti.
I monaci non si limitarono alla vita spirituale, ma coltivarono le terre e valorizzarono le risorse naturali del territorio.
Attorno alla badia si sviluppò così un paesaggio agricolo e forestale modellato nel corso dei secoli dalla presenza monastica.
Gli stessi boschi che oggi avvolgono il complesso conservano la memoria delle opere di rimboschimento avviate dai monaci.
Coltibuono appare ancora oggi come un luogo in cui la pietra dell’architettura medievale e la profondità della foresta si incontrano.
È questa straordinaria fusione fra monastero, natura e paesaggio a rendere l’antica abbazia una delle immagini più suggestive del Chianti medievale.

La scelta della musica
Per il trailer è stata scelta la Sinfonia n. 38 in re maggiore K. 504 “Praga” di Wolfgang Amadeus Mozart.
La scelta può apparire insolita per un racconto ambientato nell’XI secolo, ma non intende ricreare musicalmente l’epoca medievale.
L’inizio della Sinfonia presenta un carattere solenne e intenso, che crea un’atmosfera di attesa e di tensione. La musica cresce progressivamente, passando dall’inquietudine iniziale a un ritmo più energico e luminoso.
Questa evoluzione si accorda con il percorso proposto dal trailer: dalla violenza al perdono, dall’esperienza di Giovanni Gualberto alla nascita del movimento vallombrosano, fino al rapporto con la natura, il territorio e l’arte.
La Sinfonia fu composta da Mozart a Vienna nel dicembre 1786 e fu eseguita per la prima volta a Praga nel gennaio 1787. Da questa esecuzione deriva il nome con cui è oggi conosciuta.
La musica di Mozart diventa così una scelta volutamente non legata all’epoca narrata: un linguaggio universale capace di accompagnare una vicenda medievale e di sottolinearne il significato ancora attuale.

Sui colli compresi tra la Val di Greve e la Val di Pesa, la Badia a Passignano accoglie il visitatore con i suoi tesori artistici e storici. Sul percorso di antichissime strade è stata per secoli al centro della storia toscana; legata alla vita di San Giovanni Gualberto, ospita opere del Ghirlandaio e di Michelangelo, e la sua antica università ha avuto tra gli insegnanti Galileo Galilei. Con alcune visite cercheremo di entrare in questo luogo per iniziare a scoprirne la storia e i beni artistici
Articolo pubblicato sul numero di febbraio 2021 della rivista “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”

…Quando camminiamo in uno degli splendidi boschi toscani prestiamo attenzione: spesso quello che vediamo non è una libera espressione della natura, ma è stato nei secoli creato intelligentemente dall’uomo, che utilizzava e gestiva la natura come fonte rinnovabile di risorse, con concetti che solo con grande difficoltà vengono ripresi nel terzo millennio. L’abbazia di Vallombrosa era il centro di un complesso sistema economico, divenuto anche un vero e proprio feudo che si estendeva dai monti della Secchieta fino a Sant’Ellero…
articolo su “L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente”, marzo 2023

…Entro nell’edificio, che ha un interno di maestose linee gotiche: non ci sono le folle e le file che possiamo trovare in altri monumenti di Firenze, anche se il luogo trabocca di storia e di arte. Varie sono le opere che qui ricordano San Giovanni Gualberto. Santa Trinita è fortemente collegata all’ordine dei Vallombrosani…












